RIFLESSIONI

Tra vincere e perdere, il potere della mente.

Mind.
Quando ritieni che sotto quel costume ci sia solo un corpo, sbagli di grosso.
Il vincente, lo e’ alla sorgente. Non puoi pensare di portarti appresso incubi di un corpo imperfetto nello spogliatoio, qualunque sport tu pratichi. Il vincente ha comunicato la propria vittoria a sè stesso, ancor prima di urlarlo ai propri avversari e ai giudici. Ho visto molti vincenti e molti perdenti. Io stesso sono stato l’uno e l’altro, alternativamente, a seconda dello stato d’animo e della biochimica del momento. Ho perso anche con la mentalità vincente, c’è gente migliore di me, ovviamente. Con la mentalità perdente ho sempre perso, anche quando, forse, avrei meritato di più.
Di perdenti ne ho visti moltissimi, alcuni lo sono geneticamente, altri si sono conquistati il titolo per meriti autoindotti. Ovvio, nessuno afferma che un’atleta voglia diventare “perdente” a livello conscio, voglio solo dire che prima di pensare all’alimentazione, alla supplementazione, all’allenamento ed all’eventuale “chimica”, sarebbe opportuno identificare a quale categoria si appartiene. E’ non e’ una questione di spavalderia. Il tuo “conscio” potrebbe manifestare un carattere falsamente dominante, spesso ai limiti dell’arroganza ed essere invece preda dei piu’ terribili engrams. Altri sembrano recessivi, pavidi, ma nascondono un controllo della propria emotività davvero devastante.
Come è possibile essere perfetti una settimana prima della gara, tre giorni prima, due giorni prima, la mattina stessa, appena svegli, e poi devastarsi di ormoni endogeni idrofili e catabolici fino al punto da apparire piccolo e grasso. “Eppure, mi avessi visto 2 giorni fa….”, frase ricorrente nelle mie orecchie, seconda solo alla celeberrima “Piero, ho mangiato due pizze subito dopo la gara e stamattina sono incredibile…” E magari e’ rimasto a 100 grammi di carbo per 2 mesi… Questa sindrome attanaglia chiunque, non pensiate che gli atleti dell’Olympia non ne siano colpiti. Tutti, in tutti i compartimenti qualitativi ne sono, in diversa natura, colpiti. Io ricordo con molta forza la furia con la quale ho affrontato gli avversari al Face to Face, nel 1991, dopo essermi vissuto la fantastica esperienza di un training mentale da parte di un mio amico medico. Mi sentivo assolutamente imbattibile, e lo fui veramente. E ricordo l’acqua che mi portai appresso nelle gambe l’anno precedente, al Big One IFBB. Stessa preparazione, risultati diametralmente opposti. Fattore determinante? L’ultima ora prima di uscire sul palco. Incredibile, vero? Forse avete ragione…
Ne riparlerò molte volte,in questo sito. Ricordate solo la frase che mi ha scritto sulla propria foto autografata il grande Kai Greene. “Attraverso i tuoi pensieri si struttura la tua azione. Per cui, pensa grosso”.

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domenica, 25 aprile, 2010 by Piero Nocerino. Nessun commento