Mens sana in corpore sano
L’attività aerobica, è associata al concetto di attività motoria blanda e prolungata nel tempo.
Pertanto, la mia prima riflessione è che, se durante la seduta di aerobica il ritmo di lavoro diventa sostenuto, non trattasi più di attività aerobica, bensì di attività prevalentemente anaerobica.
Considero adatta solo in minima parte l’aerobica a coloro che sono poco allenati, poiché lo sforzo richiesto per praticarla, potrebbe indurre un passaggio da aerobiosi ad anaerobiosi.
Ritengo fondamentale verificare la resistenza individuale del soggetto, prima di introdurlo ad intensa attività aerobica, in quanto è evidente che il risultato porterebbe ad uno sfinimento del fisico senza giovamento per lo stesso.
Mi è capitato spesso di incrociare negli spogliatoi, ragazze che al termine della lezione di aerobica apparivano palesemente sofferte in viso, che lamentavano giramenti di testa o senso di debolezza, inappetenza.
Il risultato: perdita di peso nella parte alta del corpo, spalle strette e gambe perennemente gonfie! (effetto piramide).
Ovviamente, la causa non è l’attività stessa praticata in quel momento, bensì l’inadeguatezza del soggetto
a tale attività. Osservatrice di questi episodi, mi sono chiesta come mai non fosse stato ideato una serie di corsi, a seconda del livello di avanzamento, parametrati alla resistenza del singolo soggetto.
Raggruppando in un solo corso tutti i soggetti, più o meno allenati, alcuni si “perdono per strada” e pochi raggiungono un reale giovamento fisico.
Danza e aerobica sono state le discipline alle quali mi sono dedicata nei miei primi venticinque anni di vita. Dalla mia personale esperienza, osservando la trasformazione del corpo di anno in anno, mi sono resa conto che l’attività aerobica non conduce a obiettivi stabili nel tempo,se non adeguatamente associata ad attività di potenziamento muscolare.
Vero è che l’attività aerobica rafforza il sistema cardiovascolare, producendo quindi energia per il corpo, ma per fare ciò è necessario il potenziamento muscolare, il quale, e va sottolineato, provoca una perdita del peso corporeo, in quanto il muscolo brucia più calorie del grasso.
Se l’intento, quindi, è la perdita di peso, un soggetto dovrebbe associare le due attività in maniera alternata o incrociata nelle sedute settimanali.
Sono sufficienti, a mio parere, non più di 20/30 minuti di attività aerobica al giorno e almeno due sedute settimanali di potenziamento muscolare.
Tornando all’effetto “gambe gonfie”, questo era inevitabile ogni volta che “uscivo” da una lezione di aerobica. Fortunatamente l’associazione con la danza, diluiva l’effetto raggiungendo uno sviluppo e tonicità muscolare evidenti. Il mio passaggio dalla danza al body building, sebbene spinto dalla motivazione di riabilitare il ginocchio sinistro a seguito di un incidente stradale, mi fece scoprire quanto più facilmente potessi raggiungere l’obbiettivo di una fitness ideale attraverso l’uso dei pesi. Non essendo più in grado di praticare esercizi aerobici, mi “affezionai” alla sala pesi e dopo pochi anni iniziai a competere e a vincere le mie prime gare di body building. (1998-1999) con mia grande soddisfazione.
Le domande che molto spesso mi rivolgono le ragazze, che praticano attività aerobica e/o body building, sono essenzialmente relative al tipo di alimentazione e al sistema di allenamento (più o meno aerobico).
Tali quesiti mi hanno fatto dedurre in genere, una mediocre/scarsa educazione alimentare e che lo sfinimento fisico dopo le sedute di aerobica, fosse dovuto in parte ad una mancata introduzione di nutrimenti adatti all’attività da affrontare, in voce di un’ambita perdita di peso.
Lo stupore alle mie risposte, hanno altresì potenziato la mia idea che purtroppo il “credere comune” sia che la perdita di peso è associata prevalentemente all’attività aerobica, con relativa malnutrizione (diete essenzialmente prive di proteine e grassi).
Nel mio caso non ci sono segreti da svelare, è molto semplice.
Alimentazione corretta e completa, prima e dopo l’allenamento, integratori naturali specifici per il potenziamento e la resistenza muscolare.
Non più di un’ora di attività aerobica/settimana, tre sedute di potenziamento muscolare/settimana.
Ovviamente, ognuno di noi ha un programma adatto alle proprie esigenze, caratteristiche fisiche, che non può essere interscambiabile con gli altri.
di MICHELA CARAZZATO
Michela Carazzato
Il panorama dedicato all’Universo femminile vive della poliedricita’ di cui si veste la donna del terzo Millennio. L’obsoleta concezione di “Mulier” latina si stempera nelle mille sfaccettature della nuova protagonista del proprio tempo.
Madre affettuosa e manager grintosa, atleta volitiva e compagna dolcissima, questa e’ la donna a cui si ispira Newtritions con la propria selezione di prodotti ad ella dedicati.
E nessuna, come la Campionessa Michela Carazzato, poteva meglio rappresentare la Newtritions in questo segmento fondamentale dedicato alla donna che sa distinguersi per estetica e classe sia con le scarpette da ginnastica che col “vestito da sera”.
Michela Carazzato ha dominato la stagione 2009 nella categoria “Body Fitness/Phisique” I.F.B.B.
Nel suo palmares figurano:
Prima Class. Campionato Nord Italia - cat. phisique
Prima Class. Grand Prix “Trofeo del Garda” – cat. phisique
Prima Class. Campionato Italiano – cat. body fitness
Terza Class. Trofeo “La Notte dei Campioni” – cat. body fitness
Prima Classificata Trofeo “Ludus”, qualificante per i Campionati del Mondo – cat. body fitness
Prima Classificata “Trofeo due Torri” – cat. fitness
Ottava Class. Campionato del Mondo I.F.B.B. 2010 – cat. body fitness
MR OLYMPIA 2006 BODYBUILDING
MR. OLYMPIA
Piero Nocerino
Strana la sociologia dello sport. Ti aspetti, pretendi qualsiasi cambiamento, forse per essere un testimone di trasformazioni epocali. E poi, quando il cambiamento arriva, ma ti travolge patologico, prende il sopravvento un deluso senso della giustizia che esplode tradito e calpestato. Inutile nascondere che il “bartalismo” di Jay fosse più simpatico della caboneria massonica della “Black Connection” di Coleman.
Non mi piaceva la mamma-cassiera delle centinaia di 15 dollari per foto autografata intascate senza anima, senza uno sguardo né una smorfia di un angolo della bocca che assomigliasse ad un sorriso. Troppo forte, troppo vicino a Dio, così lontano da noi. Ed invece Jay ti saluta guardandoti negli occhi, ti riconosce e tu ti riconosci in lui, uomo che sfida un semidio. E vorresti vincesse.
Pulp Fiction
Illudersi che le multinazionali che alimentano il “Mr.O” non abbiano capacità interventiste sulla classifica finale è un atto al quale mi impongo di sottomettermi ogni volta che sento l’inno nazionale prima dell’”Arnold Classic” e dell’”Olympia” stesso. E ogni volta mi alzo dalla poltroncina con l’amaro in bocca di chi si è innamorato di uno sport il cui gesto agonistico vive in mano agli uomini. E ogni volta mi prego di ricordarmi che nella prossima vita vorrei essere un centometrista. Tutto molto “pulp” e soprattutto, molto “fiction”.
Le Iene
Il cadavere di Coleman, ancora caldo sul rustico parquet dell’”Orleans Arena”, era circondato dai venti proci che in diversa aspettativa attentavano ai 155.000 $ del primo premio. Un Santo Graal di straordinaria bellezza, che fa schizzare alle stelle le tue quotazioni per le “appareance” in giro per il mondo e ti rende perfetto, vicino alla nuova creatina, pronta da lanciare sulla “quarta” di copertina dei magzines mondiali.
Kill Bill n. 1
… quindi, o qualcosa non mi torna, o forse – improbabile ma non impossibile – Elio ed io non conosciamo più le regole estetiche che modellano una classifica di gara.
Evoluzione della specie, quest’anno abbiamo stilato ciò che il comune senso di etica sportiva e il nostro gusto soggettivo avrebbero dovuto sfornare come classifica, ed anche un’ipotesi (per lo più verificatasi) di piazzamenti su base “economico-politica”.
Una chiacchierata a caldo con il Badell dell’immediato post-pregara, ci aveva chiarito ulteriormente le idee riguardo ad alcuni parametri che, nei confronti del pre-contest del venerdì sera ci avevano insospettito. Un “calling” privo di senso mescolava un Ruhl stratosferico al buon Johnny Jackson ed infilava nell’empireo della top five un simpatico, gentilissimo ed insignificante Melvin Anthony… E il sospetto prende corpo.
Dal tramonto all’alba
“Era ora” – vi direte. No, non lo era. Il re non doveva morire, e l’impressione di un colpo di stato a favore del principino biondo all’alba del nono anno di regno, ha martellato il ritorno in hotel di più di un appassionato. Le pazze girandole della “street” più luminosa del globo sono quasi ipnotiche, mentre mi domando alla luce di quale parametro giudiziale sia stata emessa questa sentenza, proprio quest’anno. Quest’anno in cui Ronnie era sembrato ancora imbattibile.
O forse il grande inganno era stato perpetuato qualche anno fa, quando Ronnie si inginocchiò come un sacco vuoto, convinto di essere stato detronizzato dal giovane Cutler. Vi assicuro che il “gap” era di gran lugna superiore… Per cui, o sono stati scandalosi i giudici di allora, o sono da radiazione quelli seduti, oggi, davanti ad un Coleman crocifisso.
I protagonisti
Con Chris Cormier fuori per una strana infezione al midollo ma ancora amatissimo e amabile, con Lee Priest più “Nascar” che “BB” e con un tattoo maori sul viso, con King Kamali che sembra perso senza le scazzottate verbali con Craig Titus e con Titus perso per semprein una prigione, l’”Olympia” ha cambiato faccia per un buon 40% rispetto alle ultime edizioni.
Parcheggiata l’ipotesi del “rockyano” scontro USA-URSS per l’eclissi di Fedorov, solo la Germania può minacciare lo strapotere americano. Ma i panzer tedeschi vengono annientati dall’artiglieria leggera di Jackson ed Anthony, mentre le fortunate strutture di Martinez e Freeman accontentano coloro che apprezzano i “pounds” oltre alla linea.
Il dorsale alto di Martinez cambia le sorti in spezzore ed ampiezza alla classifica, nonostante lo sguardo quasi “rem” di Victor. Dexter paga un certo malessere fisico, che lo costringe nel pre-gara ad accovacciarsi pallido più di una volta. Meno sicuro e carismatico del solito, ma splendido, “pieno” e completo; lo vedevo secondo dietro Coleman.
Di Martinez non ho apprezzato la scarsa separazione muscolare nelle cosce, un paio di polpacci sospetti e la presenza di un suo amico storico in giuria. Tutto davvero poco apprezzabile.
Di Melvin Anthony, invece, apprezzo entusiasta le sinapsi neuromuscolari che le coordinano, ma rimango attonito di fronte alla scarsa logica che lega la sua classifica alla sua non-massa/non-definizione. Fuori dai 15, per me, quinto per i giudici. Aspetto materiale fotografico e filmati perchè anche voi possiate giudicare l’evento luttuoso al quale io ho assistito.
E’ strano, deprimente per certi versi, che per attingere a vocaboli roboanti, il mio commento debba focalizzarsi sul fondo classifica.
Un attimo solo, che arrivo… Gustavo Badell ha creato un precedente, e parlo dello scorso anno: terzo, forse secondo, e per alcuni, primo. Troppo e troppo presto. Grosso, tirato e sfrontato, nel 2005 aveva creato aspettative già per marzo, a Columbus, in casa di Arnold. Probabilmente gli hanno detto che regalava peso ai primi due, probabilmente due o tre chili in più li ha presentati; sicuramente si è trascinato appresso acqua extracellulare nelle cosce e nella schiena. Questo spiega la sua giusta posizione in classifica.
Toney Freeman, settimo, per ora non ha scritto pagine di storia nel libro dell’”Olympia”, ma ha dalla sua parte struttura scheletrica, proporzioni muscolari e un corposo sponsor. Cresce di anno in anno senza sfondarsi il sacco ventrale. Ancora 3 o 4 kg e si potrebbe parlare di “top five”.
Please? Just a moment… Flashback.
Come ho detto, per entusiasmarmi devo grattare il fondo della “top ten”. Ottavo, nono e decimo. James, Ruhl, Schlierkamp. Cosa pretendere dal culturismo, se di culturismo stiamo parlando? Vorrei capire cosa non ha funzionato in James, questa volta. Asimmetrie? Scarsa definizione? Dimensioni non consone alla situazione? Non ho una risposta che rappresenti il mio intervento su questa rivista. La comunicazione “web” può, anche in questo caso servire a colmare questo gap direttamente a casa vostra. E Ruhl ? Stesse domande, stesse risposte. Una sola considerazione: era nella miglior forma della propria vita. Estimatori o detrattori del “freak”, prendete nota.
E Gunther? Stesse domande, stesse risposte. Una considerazione: nel non lontanissimo 2004 Gunther ricevette uno scettro virtuale come miglior body builder dell’anno, e la sua forma fisica non era migliore di quella attuale. Sono così migliorati, gli altri otto, da far scalare marcia al fenomeno alemanno fino, quasi, a costringerlo alla ricerca della qualifica per l’”Olympia” 2007? io c’ero, ed il livello era il medesimo. A voi, ancora, un’ipotesi di scenario possibile. Gradevolissimo Troy Alves, in continuo ma quasi impercettibile miglioramento, lo stesso non si può dire di Darrm Charles. Vuoto, scarico anche emotivamente per un logico presagio di rigualifica per il 2007. Darrem gareggia molto, troppo… per un ectomorfo come lui, gli equilibri sono delicatissimi. Oggi, come dicono negli USA, Darrem non era mela e non era arancia.
Un piccolo discorso a parte per il nostro idolo, Francisco Bautista. Qualche giorno prima, “Paco” aveva vinto una gara “Pro” in Spagna. Anche a detta dei nostri Daniele Seccarecci e Thomas Benagli, contemporanei e co-autori dell’evento, Bautista era straordinario. Eliminato, quindi, il parametro campanilistico, io vi chiedo come sia possibile che un atleta come lui possa non essere mai stato chiamato in un confronto decente. Ha la vita ed il bacino larghi, e va bene. Ma contano la totale assenza di grasso corporeo, le dimensioni stratosferiche dei muscoli, la densità più impressiva di tutto il “ranking”, o la routine di pose di Anthony, giusto per fare un nome. Povero “Paco”… figlio di un Dio minore…
Un omaggio a Immanuel Kant
Citando il famoso illuminista del Settecento, architetto del trionfo del pensiero logico, sarei portato a dire che se il BB agonistico fondasse la classificaa sul rapporto tra massa, definizione, proporzioni, simmetria e presentazione di gara, il vincitore dovrebbe essere David Henry. Ridete? L’ho fatto anch’io, ma poi ho pensato che in una gara come l’”Olympia”, come per l’assoluto al “Due Torri”, il vincitore non dovrebbe solo carpire l’attenzione come “riempitivo” di uno spazio, ma dovrebbe essere il vincitore “pound per pound”, e cioè relativizzato alle proprie dimensioni ossee, nei diametri e nelle lunghezza delle stesse. Sono anni, con questo criterio, che – Coleman a parte – tutte le gare dovrebbe vincerle Dexter Jackson.
Lo ripeto, se si dovesse davvero premiare il migliore, il migliore di oggi era David Henry. Il piccoletto doveva essere aspirato nell’empireo. E non scherzo.
Soli, noi e i fratelli Weider
Ammetto, siamo arrivati un po’ in anticipo, ma solo per non rischiare di non trovare un taxi. Un’ora prima, una cosa onesta… e nella “Convention”, solo tre persone: uno che puliva il palco ed i fratelli Weider. Fino a qualche anno fa, il loro discorso “sadomaso” veniva iniettato al pubblico subito prima della guerra ma ormai più nessuno, dai giudici ai presentatori, dagli atleti al pubblico, poteva sopportare oltre… Joe e Ben Weider ormai sono come minestre liofilizzate e reidratate nella forma originale solo il giorno dell’”Olympia”. Una certa senescenza neuronale, unita a riflettori sapientemente direzionati nelle cornee dei fratelli Weider.
Fino a qualche anno fa, il loro discorso “sadomaso” veniva iniettato al pubblico subito prima della guerra ma ormai più nessuno, dai giudici ai presentatori, dagli atleti alpubblico, poteva sopportare oltre… Joe e Ben Weider ormai sono come minestre liofilizzate e reidratate nella forma originale solo il giorno dell’”Olympia”. Una certa senescenza neuronale, unita a riflettori sapientementi direzionati nelle cornee dei fratelli, consente di consumare il rito del discorso di apertura di entrambi (durata, circa 45-50 minuti) un paio di ore prima dello spettacolo, a poltroncine vuote. Un applauso scrosciante quanto preregistrato (estratto da un concerto di Springsteen) dà il “la” ad un transpallet che porta via i presidenti, segnale di inizio dell’ingresso degli spettatori dell’Arena. E va bene… anche stavolta è andata. Guardo dal finestrino dell’aereo e ripenso alla professionalità di John Cena, favoloso ospite alla fiera; penso a Mike Tyson, o meglio, a quello che fisicamente ne resta, anch’egli itinerante ospite tra gli stands.
E penso… penso alle piccole rivoluzioni in atto per “umanizzare” il tutto, alle confusioni che ne stanno derivando e alla solita abilità di Arnold di prevenire senza curare, assemblando secondo le proprie direttive il team agonistico. L’”Olympia”, democrazia meritocratica, ha bisogno ancora di qualche dispetto alla logica prima di assestarsi definitivamente ai nuovi parametri.
Body Training – intervista a Piero Nocerino
Emanuele Pizzi di BODYTRAINING.IT intervista Piero Nocerino
Piero Nocerino è un personaggio storico del Body Building italiano. Io lo definisco “l’intellettuale” del CULTURISMO… Chi ha avuto modo di parlargli oppure di leggere i suoi scritti, infatti, si rende conto di quanta cultura ed esperienza traspaia dalle sue parole.
Anni fa mi imbattei casualmente nel suo Blog e rimasi folgorato dall’essenza delle sue parole. Piero racconta eventi con una sorta di forma romanzata che lasca il lettore incuriosito di proseguire.
La definizione “intellettuale” , come dicevo prima, si colloca, nella mia mente, in maniera complementare ad un personaggio letterario creato dallo scrittore scozzese James Matthew Barrie nel 1902, ossia l’eterno fanciullo Peter Pan. Non so come mai si verifichi, in me, questa associazione mentale, ma vedo in Piero una spiccata arguzia ed un’ intelligenza fanciullesca (intesa come freschezza mentale)… Vedo un uomo alla continua ricerca del sapere e con la continua volontà di rimettersi in gioco ogni volta, senza l’esuberanza o la saccenza di chi, come lui, ha, nel mondo del Body Building un trascorso notevole.
Ecco l’intervista:
Emanuele Pizzi: Da quanti anni sei nel mondo del Body Building? E qual’ è stata la scintilla che ha fatto scattare la passione?
Piero Nocerino: Mi sono sempre guardato allo specchio in maniera strana. Da sempre. Credo di essermi portato dalla vita precedente un modello, uno stereotipo fisico di riferimento che non e’ mai cambiato. Non c’e’ stata alcuna scintilla, mi ero portato l’incendio da casa.
E: Ti ricordi la tua prima gara? Prova a raccontarla
P: Credo siano stati i Campionati Regionali Piemontesi, nel 1981. Ricordo che andai alla gara con mia madre, in treno. Litigai con lei la sera prima, perché non voleva che andassi…. e per ritorsione mi ingozzai un litro di latte in un sorso solo. Quanta ingenua stupidita’…. Mi accontentò, e per la prima volta vidi un contesto agonistico. Ricordo un particolare: I miei avversari erano enormi, da vestiti. Pensai che sarebbe stata la prima e l’ultima volta, visto il livello. Ma non tenni conto del fattore “maglioni”. Mi ricordo che più loro si spogliavano, più rimpicciolivano. Un eccesso di lana? E ricordo che il pubblico gridava a gran voce il mio numero… “dieci, dieci….”. Nessuno mi conosceva, e vinsi anche l’assoluto. Ricordo l’emozione che ebbi nel mettere i gettoni nel telefono della prima cabina che trovai, ancora imbrattato di mallo, per chiamare il mio maestro, Renato Bertagna. Il resto della mia carriera ha solo sfiorato pallidamente l’emozione e la felicità di quell’evento.
E: La più brutta gara alla quale hai partecipato?
P: Non ricordo gare “brutte”. Alcune erano organizzate male, altre erano tristi…..in verità ci sono rimasto molto male quando ad Campionato Mondiale in Germania arrivai secondo dietro all’organizzatore della gara stessa. Era già pronto il mazzo di fiori da consegnargli…. la ritenni una grande disfatta per il mio sport. Il giorno successivo avevo già elaborato il lutto, e ricominciai per l’anno successivo.
E: Quale gara ricordi in maniera particolare nella tua carriera?
P: L’ultimo mondiale al quale ho partecipato, a Terracina. Nei Massimi, un mio avversario era cieco. Da quel momento ho ritenuto opportuno non lamentarmi più di alcuna avversità fisica.
E: Credo che un Body Building non appenda mai il costume al chiodo… detto questo a quando il tuo rientro agonistico?
P: Se tutto va bene, vorrei ripresentarmi ai Campionati Italiani IFBB. Per alcuni motivi. Il primo è il disperato tentativo di rimanere attaccato alla giovinezza e alle sensazioni ad esse correlate. Il secondo è per l’amicizia e la stima che mi lega a Dennis Giusto e Rossella Pruneti, gli organizzatori. Sono onorato di essere “carne da gara” in un evento creato dalla loro passione. Il terzo è che vorrei che i miei figli vedessero il loro papà nella condizione fisica che lo rende felice. Rifare gli “Italiani” 26 anni dopo averli vinti, a Pompei, nel 1984, ritengo sia materia da Guinness dei Primati….
E: C’è qualche persona che negli anni ti ha dato la forza o gli stimoli per continuare il tuo percorso nel Body Building?
P: Le persone che mi hanno amato non mi hanno mai spinto verso le gare, e le capisco. E’ difficile amare una persona e spingerla verso il BB agonistico. Questa mia avventura vuole dimostrare a chi mi sta intorno che è possibile primeggiare con buone analisi ed ecografie. Ho dato troppo ad allenamento e dieta. Si può ottenere moltissimo con pochissimi sacrifici, credetemi…
E: Hai un episodio che ricordi piacevolmente nel mondo del Body Building?
P: Il Bodybuilding stesso è “l’episodio” che ha cambiato la mia vita. In questo contenitore, la bobina dei tratti piacevoli scorre impazzita da sempre. Ogni crampo, ogni notte insonne per l’emozione, ogni delusione, sono i tasselli del puzzle della mia vita. Ho imparato tantissimo dalle sconfitte, e a loro dedico tutte le mie vittorie. Una frase strana, immagino….
E: Un amico di gara? O che appartiene a questo mondo? Descrivilo
P: Per coloro che considerassero i “culturisti” come mera carne da macello, ho cattive notizie. Siamo stati, e siamo tuttora invasi da uomini veri e di contenuti. Se hai bisogno di qualche nome, posso partire da Venturato, Defant e Zardinoni. Tutti ragazzi dal cuore particolare. Amo Eros Sammartino, un talento naturale col quale vado d’accordissimo. Ma sono “intimo” anche di Thomas Benagli, di Simone Meiattini, di Dennis Giusto. E moltissimi altri ancora… Della generazione appena terminata, mi ritengo un fan assoluto di Enzo Ferrari, un fenomeno “globale” di carisma, talento fisico e intelligenza assoluta. Dei giovanotti, sono estimatore di Alan Baroncini, di Paolo Fontana di Alessandro Galli e di Alex Zuccaro. Gente con cui parlo volentieri di tutto, ed è quello che conta. Ma dimentico sicuramente molti amici, a cui chiedo preventivamente scusa. Volevo solo ricordare un mio amico del cuore, più di un fratello, per me. Non è famoso, anche se è stato terzo agli italiani IFBB di qualche anno fa. Si chiama Corrado Malandrino, ha un negozio a Bologna che ama e io amo il suo modo di “stare nelle cose”.
E: Cosa ne pensi del Body Building di oggi e quello di ieri?
P: Ti racconto un piccolo aneddoto: Ero ancora un giovanotto di belle speranze, e mi trovavo a Lecce per le vacanze. Andai ad allenarmi da un famoso campione che abitava a Copertino, Fernando Fiorita. Ricordo che mi stavo scatenando al pulley basso, con il solito sistema filosofico:” se questa macchina ha 100 kg in dotazione, ci sarà un motivo…”. Fernando si mise al mio fianco. Io pompavo la ghisa per quanto il mio cuore poteva…Alla fine dell’ennesima serie mi disse: ” Sei giovane, un giorno capirai che ciò che cerchi non è giusto, e che i bei corpi sono quelli espressi dal format di Steve Reeves…”. Lo ritenni un errore di valutazione. Avevo solo 20 anni, ma avevo capito di essere affiancato da una persona non adatta all’attivazione dei miei sogni. La crescita, in ogni ambito della vita, deve creare una frattura per potersi evolvere, come una sorta di “splitting cell” miofibrillare riferita alla filosofia dello sviluppo globale. Lui avrebbe voluto che seguissi le sue orme, io volevo cambiare strada. Adesso sono tentato di attuare la stessa operazione con i ragazzini della mia palestra, e vorrei offrire Levrone, come modello ideale. Ma sarebbe lo stesso errore che riconobbi in altri, molti anni fa. Ognuno è figlio dei propri tempi, e lascerò idolatrare i totem attuali agli atleti del futuro.
E: Il gruppo muscolare che più hai faticato a portare ai livelli attuali e con che routine l’hai allenato?
P: Le maggiori difficoltà le ho vissute con la schiena. Ho una pessima capacità articolare, e le braccia si accollavano in gran parte l’onere del gesto atletico. Ho dovuto far ricorso ad una grande concentrazione neuromuscolare per arrivare dove le mie aspettative imponevano. L’uso dei ganci è stato determinante, in questo senso. Il mio obbiettivo è di farlo diventare dal peggiore al miglior gruppo muscolare ai Campionati Italiani 2010. Mi diverto ad assegnarmi compiti ingrati, e mi diverto a contestare le mie piccole follie sorridendo e mettendomi “sotto”. Sono curioso di vedere come va a finire…
E: Il tuo miglior gruppo muscolare?
P: Se mi sputo sul petto, questo cresce. Devo davvero stare attento a non esagerare, un petto troppo grosso rovina il senso di “insieme”. Magari avessi questo “difetto” per i deltoidi….per questi non c’è mai un problema di eccesso.
E: La tua attuale routine di allenamento?
P: Attualmente sono in “EVO system”. Tutto molto “basic”. 45 minuti di allenamento “paleolitico”, in regime ATP-CP . Evito l’eccesso di acido lattico, a differenza di pochi mesi fa, dove mi ammazzavo di stripping e superserie… Giovanni Cianti mi ha consigliato di aumentare i carichi, lavorare in controllata esplosività, riposare tra le serie fino a completo ripristino dei fosfati. In pratica, devo essere in grado di eseguire, per tutte le serie, lo stesso numero di reps. Mantengo il peso e le reps e lavoro sui tempi di recupero. Zero “cardio”. A meta’ Aprile comincerò ad inserire una serie finale di rest-pause, e vedremo cosa succederà. Di sicuro, posso dire di allenarmi come mi piace, spero che il “sistema” organico ed i risultati apprezzi…
E: C’è qualcosa che rimpiangi del Body Building passato?
P: I soldi che giravano, persino in Italia. Adesso c’è da piangere. Mi dispiace per le nuove generazioni, io me la sono goduta.
E: Cosa consiglieresti ad un ragazzo che entra in palestra oggi e vuole praticare questo sport?
P: Di essere “proprietario” delle proprie scelte. E’ pieno di vampiri, ragazzo, stai molto attento a chi ti propone il “tom-tom” del successo passando attraverso la chimica!
E: Qualche rimpianto?
P: Mi sono allenato troppo e ho frequentato la vita troppo poco, dai 20 ai 30 anni. Avrei potuto ottenere di più, allenando meno i muscoli e più i sentimenti. La mentalità “No pain, no gain” è un’emerita stronzata che alimenta un romanticismo fuori luogo. I muscoli crescono facilmente, o non crescono affatto. Il DNA è una crudele realtà…
E: Per il Body Building durante tutti questi anni che ti hanno portato a diventare il campione che sei a cosa hai rinunciato?
P: Ecco, appunto…..la questione più assillante è aver smarrito la strada degli studi di Medicina. Mia madre non me lo perdonò, e io non mi perdono di averla delusa.
E: In off season mantieni comunque una bf bassa oppure non ti preoccupi e pensi solo esclusivamente alla massa?
P: Non supero mai l’8% di grasso. Io mi alleno per me e per lo specchio. Sono un severo Narciso, e il vero Bodybuilder lo è tutto l’anno. Mi rattrista vedere campioni al 20% di grasso, in off season, la ritengo un’offesa al culto del corpo che ci accomuna. In gioventù, partivo a 110 all’8% di grasso e arrivavo al 4,5%, sempre a 110 kg. Questo mi ha consentito di potermi esibire in ogni periodo dell’anno.
E: Qual’è secondo te la miglior strategia alimentare e di allenamento per definirsi?
P: E’ quella che non segui per più di 2 mesi. Poi, e’ tempo di cambiare. La Metabolica/chetogenica, è quella che nel rapporto tra calorie assolute ingerite e risultati ottenuti, mi ha lasciato più sbalordito. Per una gara, arrivai a mangiare 12.000 K/cal al giorno, e tirarmi senza toccare alcun agente lipolitico. Pensai di aver trovato la chiave di volta della mia vita. Per la gara successiva, riprovai, ma non ebbi lo stesso successo. Questo rapporto causa-effetto, funziona bene la prima volta, poi il giochino si rompe. Mi è successo molte volte, soprattutto per le diete “estreme”. La EVO-diet accontenta molto bene la mia ricerca di un centro di gravità permanente, ora sto dando un’occhiata approfondita alla dieta dei “gruppi sanguigni”. Mi incuriosisce e mi sembra estremamente sensata. E’ il mio prossimo “entusiasmo” didattico….
E: Che integratori preferisci in definizione ed in massa?
P: Massa e definizione hanno un’unica meta. Il muscolo grosso…e il muscolo si nutre di Proteine e aminoacidi, di Glutammina, BCAA e Creatina. Quest’ultima è utile solo per i possessori di fibre bianche, però. Non amo stimolare l’Adrenalina nel preworkout, non ne ho bisogno, e si rischia un eccesso di Cortisolo. Ho creato un po’ di integratori che ho proposto alla SAN, e che sono stati molto apprezzati. Vaso Hp Supreme e Strike mi piacciono da morire. Strike prima, e Vaso Hp subito dopo l’allenamento. L’allenamento rimane l’unica calamita per gli integratori, lavorate con i supplementi nei suoi dintorni temporali.
E: Che cosa ti ha insegnato il Body Building nella vita?
P: Che vita e Bodybuilding possono coesistere felicemente. E non credere che sia un concetto banale ne’ di semplice esportazione.
E: Il tuo rapporto con il cibo? È solo un mezzo per plasmare il tuo corpo oppure ti piace la buona cucina?
P: Nei primi anni mi allenavo per mangiare, ora mangio per allenarmi. L’età mi ha regalato una sana inappetenza. C’è anche da dire che l’insulina endogena non ha grandi impulsi nel mio corpo. Pochi carbo chiamano pochi carbo. Mi alleno meno e mangio meno, avrei dovuto pensarci prima.
E: Una frase o una parola che ti rappresenta
P: Lasciatemi fuori dal mondo degli adulti.
E: Un pensiero che ti porta spesso alla riflessione
P: Vivo costretto in un mondo di adulti. Sto bene solo con persone non alterate dalla vita.
E: Quando sei in vacanza riesci ad allenarti e stare a dieta?
P: Vacanza? Non conosco questa parola…
E: Di cosa ti occupi attualmente?
P: Di crescere i miei figli tra i sorrisi e la serenità. Se parli del lavoro, abbiamo una palestra a Cesena, la Perfect Gym, e la Newtritions, un’azienda sufficientemente famosa per gli addetti ai lavori da non necessitare di troppe descrizioni.
E: I tuoi progetti per il futuro?
P: Abbiamo diversa “carne al fuoco”. Dalle bio forze derivate da medagliette particolari, a cibi iperproteici deliziosi…Ci si evolve. Tutto questo sarà presentato alla fiera del Fitness a Rimini, dal 13 al 16 Maggio. Aspettiamo tutti i tuoi “lettori” con sorprese notevoli…
RECUPERO DOPO ALLENAMENTO
Revenge Sport – per un pronto e completo recupero
Revenge Sport è un integratore alimentare prodotto in polvere, perfettamente dosabile con il misurino in dotazione che consentirà al tuo organismo un pronto e completo recupero funzionale dopo uno sforzo strenuo, come solo gli appassionati veri della bici sanno vivere. Revenge Sport può essere utilizzato prima, durante e dopo la tua uscita in bicicletta. La sua funzione è quella di “ristorare” muscoli ed organismo ed idratare la cellula per il completo recupero di sali minerali, acqua e microelementi fondamentali per lo stato di salute generale. Nessun prodotto consente uno stato energetico post sforzo come Revenge sport, questo grazie alla presenza di zucceri particolari e pro-energetici come il D-Ribosio e il Fruttosio. Alcuni minerali sono chelati con il sale dell’acido Succinico, una sostanza che entra nel Ciclo di Krebs e che interessa la produzione di energia. Revenge Sport contiene anche aminoacidi glucogenetici, Glutammina e Glicina in particolare, sostanze di origine proteica che donano il proprio scheletro cabonioso per generare energia. Revenge Sport è il partner ideale nella tua borraccia per avere più resistenza meno acido lattico ed uno sprint finale superiore.
INFORMAZIONI NUTRIZIONALI (gusto Arancia)
Per dose singola 25 g
Calorie 90
Potassio 110 mg
Carboidrati totali 23 gr
Sodio 100 mg
Zuccheri semplici 12 g
Vitamina C 60 mg
Vitamina E 30 IU
Magnesio 20 mg
Cromo 60 mcg
Ingredienti: Metacarb-Sport (Blend e marchio registrato con carboidrati a basso indice glicemico a base di Maltodestrine e amilopectina), fruttosio blend per tamponare la produzione di acido lattico (sodio and potassio lattato, magnesio lattato, sodio citrato, potassio citrato), destrosio, acido citrico. NitroSport blend (D-ribosio, L-glutamina, sodio succinato, potassio succinato, glicina) frutta concentrata, aromi naturali, beta carotene, vitamina E, acido ascorbico, sodio alginato, sale quercitina, cromo polinicotinato.
Recensione prodotto di Piero Nocerino pubblicata su www.inbici.net
Cosa sono gli integratori alimentari?
Gli integatori alimentari sono prodotti che servono a facilitare l’assimilazione di determinati principi nutritivi eventualmente non presenti in una dieta o in un particolare alimento. Gli integratori alimentari vengono suggeriti nel momento in cui l’organismo è carente di una particolare sostanza. Non hanno effetti curativi, completano semplicemente regimi alimentari scorretti. E’ opportuno assumerli seguendo le indicazioni di un medico, di uno specialista, di un dietologo, o di un personal trainer in grado di dare consigli adeguati. Possono essere in polvere, liquidi, in compresse e in capsule.
Newtritions è una delle aziende leader in Italia nell’importazione e vendita di integratori alimentari per sportivi, per body builder o semplicemente per chi segue un regime alimentare particolare e persegue l’idea di benessere. E’ possibile acquistare integratori alimentari del catalogo Newtrition sia presso il negozio Newtritions di Piero Nocerino e Elio Andreucci situato in via Cesenatico 1177 a Cesena e anche consultando direttamente il sito web: nel listino si possono trovare integratori alimentari delle migliori marche ai prezzi più competitivi: San, MRM, Phytochem, Champion Nutritions, M Double You, IDS, Dorian Yates, Chef Jay’s, Biotest, Gen. Piero Nocerino ed Elio Andreucci, professionisti del settore da oltre vent’anni, vi seguiranno per aiutarvi a scegliere i migliori integratori alimentari sul mercato in linea con il vostro regime alimentare e sempre con un occhio di riguardo alle promozioni in corso.
Tra vincere e perdere, il potere della mente.
Mind.
Quando ritieni che sotto quel costume ci sia solo un corpo, sbagli di grosso.
Il vincente, lo e’ alla sorgente. Non puoi pensare di portarti appresso incubi di un corpo imperfetto nello spogliatoio, qualunque sport tu pratichi. Il vincente ha comunicato la propria vittoria a sè stesso, ancor prima di urlarlo ai propri avversari e ai giudici. Ho visto molti vincenti e molti perdenti. Io stesso sono stato l’uno e l’altro, alternativamente, a seconda dello stato d’animo e della biochimica del momento. Ho perso anche con la mentalità vincente, c’è gente migliore di me, ovviamente. Con la mentalità perdente ho sempre perso, anche quando, forse, avrei meritato di più.
Di perdenti ne ho visti moltissimi, alcuni lo sono geneticamente, altri si sono conquistati il titolo per meriti autoindotti. Ovvio, nessuno afferma che un’atleta voglia diventare “perdente” a livello conscio, voglio solo dire che prima di pensare all’alimentazione, alla supplementazione, all’allenamento ed all’eventuale “chimica”, sarebbe opportuno identificare a quale categoria si appartiene. E’ non e’ una questione di spavalderia. Il tuo “conscio” potrebbe manifestare un carattere falsamente dominante, spesso ai limiti dell’arroganza ed essere invece preda dei piu’ terribili engrams. Altri sembrano recessivi, pavidi, ma nascondono un controllo della propria emotività davvero devastante.
Come è possibile essere perfetti una settimana prima della gara, tre giorni prima, due giorni prima, la mattina stessa, appena svegli, e poi devastarsi di ormoni endogeni idrofili e catabolici fino al punto da apparire piccolo e grasso. “Eppure, mi avessi visto 2 giorni fa….”, frase ricorrente nelle mie orecchie, seconda solo alla celeberrima “Piero, ho mangiato due pizze subito dopo la gara e stamattina sono incredibile…” E magari e’ rimasto a 100 grammi di carbo per 2 mesi… Questa sindrome attanaglia chiunque, non pensiate che gli atleti dell’Olympia non ne siano colpiti. Tutti, in tutti i compartimenti qualitativi ne sono, in diversa natura, colpiti. Io ricordo con molta forza la furia con la quale ho affrontato gli avversari al Face to Face, nel 1991, dopo essermi vissuto la fantastica esperienza di un training mentale da parte di un mio amico medico. Mi sentivo assolutamente imbattibile, e lo fui veramente. E ricordo l’acqua che mi portai appresso nelle gambe l’anno precedente, al Big One IFBB. Stessa preparazione, risultati diametralmente opposti. Fattore determinante? L’ultima ora prima di uscire sul palco. Incredibile, vero? Forse avete ragione…
Ne riparlerò molte volte,in questo sito. Ricordate solo la frase che mi ha scritto sulla propria foto autografata il grande Kai Greene. “Attraverso i tuoi pensieri si struttura la tua azione. Per cui, pensa grosso”.
Termogenesi: generare calore
La termogenesi e’ un nome improprio, in realta’.
“Generare calore” e’ ormai entrato nel gergo, e richiama qualcosa come “bruciare grasso“. In effetti, anche Carnitina e CLA aiutano moltissimo a bruciare il grasso sottocute, ma non sviluppano “calore”.
La scienza legata alla perdita di grasso, sta abbandonando un po’ le teorie legate all’assoluta necessita’ di assumere tonnellate di sostanze che stimolano la produzione di Adrenalina. Questa, e’ una sostanza endogena molto interessante, perche’ e’ l’agente piu’ lipolitico in assoluto. Ma c’e’ un problema…un eccesso di adrenalina o l’adrenalina stimolata per troppo tempo, stimolano il cortisolo, un ormone legato allo stress cronico. La cattiva notizia e’ che il Cortisolo blocca la demolizione del grasso come materiale energetico. Proprio per questo motivo, molte aziende illuminate consigliano prodotti ricchi di CLA, Carnitina e prodotti che non contengano eccessive dosi di stimolatori adrenergici. Il Meta Burn Ef, per esempio e’ un prodotto eccezionale, di concezione datata, ma ancora insuperato nella formulazione. E’ consigliabile di abbinarci almeno 1 gr di Carnitina al giorno e 3 grammi di CLA. La stessa MRM presenta due prodotti eccezionali, proprio in questa direzione.
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